La strada Panoramica del Parco San Bartolo

Itinerario lungo la strada Panoramica del Parco San Bartolo

La Strada Panoramica  del Parco San Bartolo fu realizzata nel 1946 per agevolare la comunicazione viaria. Oggi è un importante e bellissimo ponte di collegamento tra Cattolica e Pesaro che, inerpicandosi sulle colline del Parco San Bartolo, regala incredibili scorci panoramici.

Gabicce

Dalla piccola località balneare di Gabicce Mare, al confine tra Romagna e Marche, si sale lungo il primo tratto della Strada Panoramica fino al suggestivo borgo di Gabicce Monte, l’antico Castrum Ligabitii citato in una bolla pontificia del 998. Gabicce Monte è famoso per la sua terrazza panoramica. Da qui si può ammirare, nelle giornate più limpide, lo splendore della costa adriatica fino a Cesenatico.

Baia Vallugola

Scendendo di qualche chilometro, si raggiunge Baia di Vallugola. Qui si trova, incastonato tra la natura, un suggestivo porto turistico, l’unico stabilimento balneare attrezzato del Parco San Bartolo e alcuni ristoranti.
Per chi ama il sole, il mare e la natura trova qui un’ oasi di pace per rilassarsi e ricaricarsi.
Da Vallugola si possono ammirare anche splendidi tramonti sul mare, mentre si degusta un aperitivo o una buona cena di pesce.
Vallugola ha origini antiche. Era un importante scalo commerciale per Greci e Romani. La sua particolare posizione geografica permetteva infatti, attraverso la via S. Cristoforo, di collegare facilmente il porto con l’antica via Flaminia dove venivano convogliate e smistate le varie merci. Proprio qui,  zona Colombarone, si trovava un’antica mansio (un luogo di sosta e di ristoro per i viandanti) ed una prestigiosa domus romana del III – IV sec d.C.  Sulla domus,  successivamente, venne edificata una basilica paleocristiana dedicata a San Cristoforo ad Aquilam. Oggi qui c’è un importante area archeologica che può essere visitata.

Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara

Proseguendo lungo la Strada Panoramica si raggiungono gli antichi borghi di Cateldimezzo e Fiorenzuola di Focara. Sono due borghi a picco sul mare. Un tempo villaggi di pescatori, oggi piccoli e caratteristici borghi da dove ammirare panorami mozzafiato sul mare.

Per gli amanti della natura è d’obbligo una tappa in spiaggia a Fiorenzuola di Focara. Si percorre a piedi una strada, chiusa al traffico, lunga circa 1,3 km. L’andata è abbastanza semplice, perchè la strada è tutta in discesa.
Seppur vicino, sembra di essere a chilometri di distanza dalle spiagge affollate e “superaccessoriate” della riviera romagnola. Sulla spiaggia di Fiorenzuola di Focara si trovano solo sabbia, sassi, grossi legni portati dal mare e il verde della natura. A chi desidera l’ombra, si consiglia di attrezzarsi con un ombrellone o con tendine parasole da spiaggia.
Non ci sono bar, pertanto è consigliabile portarsi il necessario da casa.
D’estate è attivo il servizio di salvataggio e la spiaggia è attrezzata con bagni chimici.
Il ritorno in paese è un po’ meno agevole, a causa della ripida salita.
Arrivati in cima, però, ci si può riposare nella piadineria Piadenzuola, dove gustare un’ottima piadina e  godere di un panorama, secondo noi, tra i più belli della costa adriatica.

Villa Imperiale

Proseguendo verso sud, si trova, ai piedi del Colle San Bartolo, avvolta tra la vegetazione, la maestosa Villa Imperiale, gioiello rinascimentale del Parco. Deve il suo nome all’imperatore Federico III che vi pose la prima pietra.
La Villa venne costruita a metà del XV secolo per volere di Alessandro Sforza. La parte più sorprendente della Villa, però, è l’ampliamento voluto dal Duca di Urbino, Francesco Maria I della Rovere nel XVI secolo. Affidò il progetto all’architetto urbinate, Girolamo Genga.
Villa Imperiale è considerata, oggi, un capolavoro del Rinascimento italiano.
La Villa è visitabile, accompagnati da guide autorizzate, solo nei periodo estivi.

Villa Caprile

Non distante da Villa Imperiale si incontra, infine, Villa Caprile, residenza estiva del marchese bergamasco Giovanni Mosca, costruita nel 1640. La villa è famosa per bellezza del suo giardino all’italiana. L’attrattiva più bella, però, sono senza alcun dubbio, i giochi d’acqua risalenti all’epoca della costruzione della Villa e a tutt’oggi ancora funzionanti.
Villa Caprile, oggi, ospita l’Istituto agrario di Pesaro. Si può visitare nel periodo estivo, quando vengono organizzate visite guidate.
Particolarmente belle, soprattutto per i bambini, sono le visite guidate ai giardini storici con gli scherzi d’acqua.

in collaborazione con Marianna Perazzini

Leggende del Parco San Bartolo – Il crocifisso di Casteldimezzo

Il Parco San Bartolo è permeato di tante storie e leggende che si perdono nel tempo. Una delle più interessanti è quella che riguarda il Crocifisso che si trova nella chiesetta di Casteldimezzo, dedicata ai martiri S.Apollinare e S.Cristoforo.

La leggenda

Leggenda narra che un giovane che stava pascolando le sue vitelle sulle colline di Casteldimezzo vide una grande cassa di legno incagliata tra gli scogli della spiaggia sottostante. Quando si avvicinò vi scorse dentro, tra le fessure, gli occhi tristi di un uomo crocifisso. Lo spavento fu tale che le sue grida attirarono l’attenzione degli abitanti di Casteldimezzo e Fiorenzuola. Dopo i primi momenti di concitazione, il Crocifisso si manifestò in tutta la sua bellezza e tutti gli avventori esultarono e pregarono per questo fortunato ritrovamento. Seguirono una serie di discussioni su dove poter collocare il crocifisso. Infine si decise di far trainare la cassa dalle vitelle che la portarono fino davanti alla chiesa di Casteldimezzo, dove ancora oggi si può ammirare.

Nel 1517 il crocifisso venne definito “miracoloso” dopo che protesse la comunità di Casteldimezzo, riversata in preghiera dentro la chiesa, per sfuggire al saccheggio di oltre 7000 soldati “oltremontani”, reduci dalla dura battaglia d’Urbino, tra Lorenzo de Medici e Francesco Maria della Rovere, che si era così riappropriato delle sue terre usurpate dal toscano.

Una lapide ne testimonia il terribile evento.

Crocefisso, opera della scultore Antonio da Bonvesin

Il crocifisso è un’opera quattrocentesca dello scultore veneto Antonio da Bonvesin, su disegno e progetto di Jacobello da Fiore, un artista quest’ultimo che ha legato il suo nome ad un’importante corrente di collaborazione artistica tra Marche e Veneto. La leggenda narra che ad inizio del ‘500 Papa Leone X avesse acquistato il crocifisso a Venezia e spedito ad Urbino, per regalarlo a suo nipote Lorenzo de Medici. Ma una burrasca fece naufragare la nave! Altre voci raccontano invece che sia stato lo stesso Jacobello a spedire il crocifisso a Pesaro per la chiesa di Casteldimezzo. La verità non sarà mai certa del tutto.

a cura di Marianna Perazzini