Storia della Strada Panoramica

Storia della Strada Panoramica

La Storia della Strada Panoramica del Parco San Bartolo

La Strada Panoramica del Parco San Bartolo fu realizzata poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1946. Fu realizzata per agevolare la comunicazione viaria tra Gabicce e Pesaro, alleggerendo di conseguenza la viabilità sulla strada della Siligata. La realizzazione di questa arteria panoramica portò un notevole incremento turistico nei borghi collinari che incontrava – Santa Marina, Fiorenzuola e Casteldimezzo – e fu soprattutto un’importante occasione di lavoro per molti abitanti della zona, disoccupati dopo la grande catastrofe sociale ed economica della Seconda Guerra Mondiale.

Il 26 giugno 1948 il sindaco di Pesaro, Fastigi, scrive al senatore Egisto Cappellini:

“La costruzione della strada panoramica di S. Bartolo, che serpeggiando sul monte posto a ridosso della città di Pesaro costituirà, una volta ultimata, una delle più suggestive passeggiate che sia dato trovare in una città balneare, ha rappresentato uno dei lavori che meglio hanno consentito l’assorbimento di notevoli contingenti di manodopera disoccupata.”

Oggi questa strada, inerpicandosi sulle verdi colline del Parco San Bartolo regala bellissimi scorci panoramici agli amanti del trekking, visioni uniche agli amanti del birdwatching ed è la meta preferita di tanti motociclisti e ciclisti che godono della sinuosità delle sue curve!

Da Gabicce Mare a Gabicce Monte

Dalla piccola località balneare di Gabicce mare, che apre la strada alla regione Marche si sale lungo il primo tratto della Strada Panoramica fino al suggestivo borgo di Gabicce monte.
Scendendo di qualche chilometro, si raggiunge la piccola Baia di Vallugola, oggi suggestivo porticciolo turistico, ma anticamente importante scalo commerciale per Greci e Romani.

Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara
Proseguendo lungo la Strada Panoramica si raggiungono gli antichi borghi di Cateldimezzo e Fiorenzuola di Focara, romantici luoghi a picco sulla falesia, un tempo parte di quel sistema difensivo di castelli – che comprendeva anche quelli di Gradara e Granarola – edificati fra il X e il XIII secolo per il controllo del valico della Siligata, area di confine tra la curia Ravennate e la curia pesarese e, successivamente, tra i Malatesta di Rimini e quelli di Pesaro.

Borgo di Santa Marina, Villa Imperiale e Villa Caprile

Continuando in direzione sud e superato il piccolo borgo di Santa Marina si incontra, nascosto tra la vegetazione del colle omonimo, il Convento del San Bartolo e la Chiesa del San Bartolo, convento dei Girolamini, sul cui portale d’ingresso è incisa la data 1457.
A conclusione del percorso, in zona Pesaro si incontrano due magnifiche ville:
la maestosa Villa Imperiale, anima rinascimentale del Parco, commissionata da Alessandro Sforza nella seconda metà del ‘400 come luogo destinato al piacere degli otia. Poco distante c’è Villa Caprile, residenza estiva del marchese bergamasco Giovanni Mosca, costruita nel 1640 e famosa per bellezza del suo giardino all’italiana e per la particolarità dei giochi d’acqua.

a cura di Marianna Perazzini

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Pillole di Storia – Ravenna

Ravenna città Unesco

Ravenna, dalle palafitte a capitale dell’impero romano d’occidente:

Oggi lontana dal mare, Ravenna sorse nel territorio della ormai scomparsa Valle Padusa, la grande laguna alimentata dal Po. Forse di origine etrusca, quasi certamente abitata in seguito da genti umbre, Ravenna nacque come città di palafitte. Entrata nell’orbita d’influenza romana, l’importanza della città crebbe quando Augusto la scelse (anche per la vicinanza con la via Emilia) come sede per la flotta romana dell’Adriatico, che fece realizzare a Classe.

Impero romano d’occidente

La presenza della flotta e del porto favorì lo sviluppo economico e culturale di Ravenna. Il centro si espanse e vennero stretti legami sempre più stretti con l’Oriente e Costantinopoli. Nel 402 d.C., l’imperatore romano d’Occidente Onorio decise poi di trasferire a Ravenna la propria sede. Abbandonò, quindi, una Milano troppo esposta al pericolo di invasioni barbariche.  Onorio scelse Ravenna perché più facilmente difendibile, circondata com’era dall’acqua, e perché direttamente collegata via mare con l’Oriente.
Il ruolo di capitale imperiale favorì lo sviluppo urbanistico e monumentale della città. Vennero erette nuove mura, anche attorno al porto di Classe, e si cominciò a edificare quei monumenti che grazie ai loro mosaici, erano destinati a rendere celebre Ravenna nei secoli, come il mausoleo di Galla Placidia e la Basilica di San Giovanni Evangelista.

Nel 476 Romolo Augustolo, ultimo imperatore romano d’Occidente, venne deposto proprio a Ravenna da Odoacre, re degli Eruli. Questi fu a sua volta sconfitto nel 493 da Teodorico, re di Goti, che mantenne nella città la capitale del proprio regno. E’ a quest’epoca che risale il Battistero degli Ariani e Sant’ Apollinare Nuova.

Nel 540 Giustiniano, imperatore romano d’Oriente, conquistò Ravenna: è il periodo di vero e autentico splendore per Ravenna.

I mosaici di Ravenna

A testimonianza del momento aureo della città rimase la più importante raccolta del mondo di mosaici antichi e paleocristiani. Posti a ornamento di edifici concentrati nel giro di poche centinaia di metri, i mosaici ravennati differivano da opere analoghe presenti ad esempio a Roma o a Venezia, perché realizzati con tessere di diverse forme collocate con inclinazioni differenti, in modo da realizzare un’illuminazione delle superfici mutevole a seconda della posizione dell’osservatore.

 

Dante Alighieri

Nel 1318 Ravenna accolse il poeta Dante Alighieri, esule da Firenze. Dante trovò ospitalità presso il signore di Ravenna Guido Novello da Polenta. A Ravenna  probabilmente completò la Divina Commedia, e a Ravenna morì, colpito dalla malaria, il 14 settembre 1321, di ritorno da una missione a Venezia per conto di Guido Novello. Le sue spoglie furono tumulate nella chiesa di S. Francesco; attualmente sono conservate nel tempietto neoclassico progettato nel 1780 da Camillo Morigia, dove furono ricollocate nel 1865: a lungo infatti i resti del poeta rimasero nascosti nel convento dei Francescani, per timore di un trafugamento da parte dei Fiorentini.

Oggi, nell’anniversario della morte, la città di Firenze fa dono a Ravenna dell’olio che alimenta la lampada perennemente accesa nel sepolcro del poeta.

Lord Byron e Oscar Wild

A favorire la riscoperta in epoca moderna di Ravenna come centro di storia e arte fu Lord Byron, che per amore della contessa Teresa Guiccioli nella città visse dal 1819 al 1821, facendone una meta per altri viaggiatori illustri, quali Freud e Klimt; in seguito, Oscar Wilde compose Ravenna (1877), il suo primo componimento poetico di rilievo, nel quale lo scrittore descriveva il suo ingresso a cavallo in occasione di una visita in città.

Nel 1996 l’UNESCO inserisce otto monumenti di Ravenna nella lista mondiale del patrimonio dell’umanità.